Benché abbia letto parecchio sulla riforma sanitaria USA soltanto ieri, leggendo un blog inglese, mi è saltata agli occhi una verità evidentissima, eppure non ancora colta in tutto il suo potenziale.
Riflettete su questi dati:
1 – La spesa sanitaria pro-capite USA è tra le più alte del mondo, ma la qualità dell’assistenza, in base a standard internazionali si pone solo al 37° posto.
2 – Con il sistema in base a cui il datore di lavoro acquista una polizza sanitaria privata per il suo dipendente e relativa famiglia, una automobile Chrysler fabbricata negli USA costa 1.200 dollari in più dello stesso modello fabbricato in uno stabilimento in Canada. La differenza è data dalle diseconomie di un mercato assicurativo scarsamente regolamentato e dalla natura ‘profit’ dell’offerta sanitaria.
3 – Oltre quaranta milioni di americani non possono permettersi hanno alcun tipo di copertura sanitaria, sia perché non hanno i soldi per una polizza sia perché rimangono fuori dai parametri del programma di assistenza pubblica Medicaid.
Tenete presente che è solo per questi dati incontestabili che è stato possibile sfidare con un progetto di riforma le lobby assicurative, che nel 1993 riuscirono a bloccare un analogo tentativo fatto da Clinton.
Conclusioni?
Il mito dell’efficienza dei privati, almeno in materia sanitaria, è morto. Una buona sanità pubblica significa efficienza e risparmio, oltre che un’assistenza di qualità.
